April 21, 2024
0
L’inizio fu il «Viaggio»... che cominciava con un ragaz­zo fuggito di casa per af­facciarsi alla sua « prima lu­na »... e guardare il mondo da un'altra finestra che non fosse la piccola e sbarrata finestra di casa. Finestre senza amore. Poi altre si aprirono e porta­rono luce, conoscenza, passi di altri profeti e di altre stanze, sentieri di Formentera e una chitarra solitaria.
Claudio Rocchi cominciava a scoprire l'universo. E percor­rendo strade d'erba scoprì il volo magico, il respiro divino che ti conduce per mano fuo­ri del tuo corpo ad esplorare l’inconscio collettivo, la grande mente, lo spazio che si tende tra la tua mano e Dio. Si par­lava già di lui come del profeta cittadino, un quartiere di Mila­no, Brera, aveva finalmente trovato il suo cantore: i passi che andavano e tornavano dal­l'India fermandosi per una so sta al bar Jamaica avevano tro­vato il loro poeta...
 
Fu in radio a « Per Voi Gio­vani » durante una breve feli­ce estate, da nessuno dimen­ticata, che la voce si diffuse e Claudio mostrò l’inizio del viag­gio a milioni di ragazzi che non l'hanno più dimenticato, che scendevano per le strade con zaino e sacco a pelo e so­gni sempre interrotti nel mez­zo, che distruggevano in un attimo un futuro perbene così faticosamente preparato da ge­nitori repressivi, che si infila­vano tra le labbra il primo joint consci che la vera droga è il sistema, che rinunciavano con gioia ad una verginità fisi­ca e mentale per intraprendere la gloriosa strada del libero amore, che rifiutavano di lot­tare inseriti nei partiti politici avendo capito che la prima co­sa contro cui dovevano lottare era il proprio ego, che si san­tificavano percorrendo come shadu i sentieri della percezio­ne che portano in India attra­verso tappe di fratellanza e il­luminati incontri con Buddha, che dividevano con amore ci­bo e tenda negli innumerevoli pop-festival del vecchio conti­nente dove la nuova musica parlava un esperanto che per­metteva a giovani di diverse nazionalità di comprendersi be­nissimo, che scrivendo lettere di fuoco a quella vecchia baldracca della RAI per aver rinunciato all'unico UOMO che vi avesse mai parlato dentro...
 
Ma continuava il viaggio e il volo magico divenne un disco, con l'esperienza di un’In­dia solo sognata e conosciuta attraverso i libri di Hesse e le Upanishad, e poi Claudio an­dò in India veramente, con i suoi piedi e la sua mente aperta e portò doni e portò « Volo Magico N. 2 » ai fratelli rima­sti senza passi o senza corag­gio per muoversi dalle affran­te e tentacolari città... E poi il viaggio si fermò in Sicilia... c’è bisogno a volte di un amico in cui specchiarsi.., il mare, le palme, il vento della sera, can­zoni nel pozzo e finalmente la parola, l’antico alfabeto che di­venta nuovo trasformato dallo amore per gli uomini.

0 comments:

Post a Comment

Note: Only a member of this blog may post a comment.


Visitors