Claudio Rocchi cominciava a scoprire l'universo. E percorrendo strade d'erba scoprì il volo magico, il respiro divino che ti conduce per mano fuori del tuo corpo ad esplorare l’inconscio collettivo, la grande mente, lo spazio che si tende tra la tua mano e Dio. Si parlava già di lui come del profeta cittadino, un quartiere di Milano, Brera, aveva finalmente trovato il suo cantore: i passi che andavano e tornavano dall'India fermandosi per una so sta al bar Jamaica avevano trovato il loro poeta...
Claudio Rocchi: Un viaggio diverso
L’inizio fu il «Viaggio»... che cominciava con un ragazzo fuggito di casa per affacciarsi alla sua « prima luna »... e guardare il mondo da un'altra finestra che non fosse la piccola e sbarrata finestra di casa. Finestre senza amore. Poi altre si aprirono e portarono luce, conoscenza, passi di altri profeti e di altre stanze, sentieri di Formentera e una chitarra solitaria.
Claudio Rocchi cominciava a scoprire l'universo. E percorrendo strade d'erba scoprì il volo magico, il respiro divino che ti conduce per mano fuori del tuo corpo ad esplorare l’inconscio collettivo, la grande mente, lo spazio che si tende tra la tua mano e Dio. Si parlava già di lui come del profeta cittadino, un quartiere di Milano, Brera, aveva finalmente trovato il suo cantore: i passi che andavano e tornavano dall'India fermandosi per una so sta al bar Jamaica avevano trovato il loro poeta... Fu in radio a « Per Voi Giovani » durante una breve felice estate, da nessuno dimenticata, che la voce si diffuse e Claudio mostrò l’inizio del viaggio a milioni di ragazzi che non l'hanno più dimenticato, che scendevano per le strade con zaino e sacco a pelo e sogni sempre interrotti nel mezzo, che distruggevano in un attimo un futuro perbene così faticosamente preparato da genitori repressivi, che si infilavano tra le labbra il primo joint consci che la vera droga è il sistema, che rinunciavano con gioia ad una verginità fisica e mentale per intraprendere la gloriosa strada del libero amore, che rifiutavano di lottare inseriti nei partiti politici avendo capito che la prima cosa contro cui dovevano lottare era il proprio ego, che si santificavano percorrendo come shadu i sentieri della percezione che portano in India attraverso tappe di fratellanza e illuminati incontri con Buddha, che dividevano con amore cibo e tenda negli innumerevoli pop-festival del vecchio continente dove la nuova musica parlava un esperanto che permetteva a giovani di diverse nazionalità di comprendersi benissimo, che scrivendo lettere di fuoco a quella vecchia baldracca della RAI per aver rinunciato all'unico UOMO che vi avesse mai parlato dentro... Ma continuava il viaggio e il volo magico divenne un disco, con l'esperienza di un’India solo sognata e conosciuta attraverso i libri di Hesse e le Upanishad, e poi Claudio andò in India veramente, con i suoi piedi e la sua mente aperta e portò doni e portò « Volo Magico N. 2 » ai fratelli rimasti senza passi o senza coraggio per muoversi dalle affrante e tentacolari città... E poi il viaggio si fermò in Sicilia... c’è bisogno a volte di un amico in cui specchiarsi.., il mare, le palme, il vento della sera, canzoni nel pozzo e finalmente la parola, l’antico alfabeto che diventa nuovo trasformato dallo amore per gli uomini.
Claudio Rocchi cominciava a scoprire l'universo. E percorrendo strade d'erba scoprì il volo magico, il respiro divino che ti conduce per mano fuori del tuo corpo ad esplorare l’inconscio collettivo, la grande mente, lo spazio che si tende tra la tua mano e Dio. Si parlava già di lui come del profeta cittadino, un quartiere di Milano, Brera, aveva finalmente trovato il suo cantore: i passi che andavano e tornavano dall'India fermandosi per una so sta al bar Jamaica avevano trovato il loro poeta...
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