Esordio come autore beat e abile cesellatore
di tormentoni pop, Roberto Vecchioni ha negli anni pubblicato dischi spesso
colmi di citazioni letterarie ma con canzoni sempre affascinanti e
magnificamente costruite.
Figlio di napoletani residenti in Brianza, Roberto Vecchioni (Carate Brianza, 1943) si appassiona fin da ragazzo alla letteratura (la laurea in lettere classiche gli permetterà di insegnare per tanti anni al prestigioso liceo classico milanese “Beccaria”) e alla musica. All’inizio si limita ai testi, scrivendo in coppia con Andrea Lo Vecchio per conto terzi (Lauzi, Cinquetti, Leali, Vanoni...). Dopo una breve parentesi nel gruppo Pop Seven e un poco fortunato singolo solista, approda direttamente al primo album PARABOLA nel 1971, di cui firma anche le musiche in circa metà dei brani. Uno di questi è Luci a San Siro, che accende per la prima volta i riflettori su di lui.
Per tutti gli anni Settanta produce dischi con grande regolarità, quasi uno all’anno (più qualche progetto estemporaneo come l’album per bambini BARBAPAPÀ, cointestato a Le Mele Verdi). E un periodo estremamente fecondo in cui i suoi tratti artistici prendono maggiormente forma: accanto alle passioni letterane (IL RE NON SI DIVERTE si aggiudicherà il premio della critica discografica del 1974), Roberto sviluppa una non comune sensibilità per argomenti più intimisti. Ma se l’amore ha sempre un ruolo predominante, non manca di esporsi anche sul piano sociale: alla falsità di molti esponenti politici dedica Canzonenoznac, prototipo di una filosofia del doppio che già aveva esplorato in Parabola e che riprenderà in Millenovantanove.
Dopo i primi album con Renato Pareti, stringe una lunghissima
partnership col produttore Michelangelo Romano, che gli mette a disposizione
musicisti di prim’ordine. Preceduto dal magnifico ELISIR, l’affermazione arriva
con l’album del 1977 SAMARCANDA e soprattutto l’omonima canzone, con la
caratteristica intro al violino di Angelo Branduardi.
Il decennio si chiude con altri pezzi di rilievo, tra cui Stranamore, Ninni e la coppia Lettera da Marsala e Signor giudice, ispirate dall’arresto con l’accusa (falsa) di avere offerto uno spinello a un minorenne. Nei decenni che seguono, Vecchioni consolida il suo stile e il suo seguito, pubblicando regolarmente negli anni Ottanta e Novanta e raccogliendo altri successi tra cui Voglio una donna, che vince il Festivalbar 1992, e Sogna ragazzo sogna.
Rallenta un po’ negli anni a seguire, comunque ricchi di soddisfazioni, a cominciare dalla vittoria al Festival di Sanremo 2011 con Chiamami ancora amore. Dopo L’INFINITO del 2018, si concentra maggiormente sulla scrittura (poesie, racconti e romanzi, il più recente dei quali è Tra il silenzio e il tuono), apparendo sempre più spesso in televisione al fianco di Massimo Gramellini. Cantautore colto e impegnato, Vecchioni ha dato comunque il meglio, probabilmente, interpretando senza censure la sfera privata: ha amato profondamente le due mogli, ma ha anche messo nero su bianco il tradimento della prima in Due giornate fiorentine e la carnalità della seconda in Il tuo culo ed il tuo cuore. Per non parlare degli spaccati di profonda poesia che traspirano dalle tante dediche familiari: da Figlia del 1976 alle canzoni per la mamma (Ninna nanna), il papà (L’uomo che si gioca il cielo a dadi e Per un vecchio bambino) e il fratello (Canzone per Sergio), a conferma di un grande talento per l’esplorazione dei sentimenti più profondi.
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