June 18, 2024
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Esordio come autore beat e abile cesellatore di tormentoni pop, Roberto Vecchioni ha negli anni pubblicato dischi spesso colmi di citazioni letterarie ma con canzoni sempre affascinanti e magnificamente costruite.

Figlio di napoletani residenti in Brianza, Roberto Vecchioni (Carate Brianza, 1943) si ap­passiona fin da ragazzo alla letteratura (la laurea in lette­re classiche gli permetterà di insegnare per tanti anni al prestigioso liceo classico mila­nese “Beccaria”) e alla musica. All’inizio si limita ai testi, scrivendo in coppia con Andrea Lo Vecchio per conto terzi (Lauzi, Cinquetti, Leali, Vanoni...). Dopo una breve parentesi nel gruppo Pop Seven e un poco fortunato singolo solista, appro­da direttamente al primo album PARABOLA nel 1971, di cui firma anche le mu­siche in circa metà dei brani. Uno di questi è Luci a San Siro, che accende per la prima volta i riflettori su di lui. 

Per tutti gli anni Settanta produce dischi con grande regolarità, quasi uno all’anno (più qualche progetto estemporaneo come l’album per bambini BARBAPAPÀ, cointestato a Le Mele Verdi). E un periodo estremamen­te fecondo in cui i suoi tratti artistici prendo­no maggiormente forma: accanto al­le passioni letterane (IL RE NON SI DIVERTE si aggiu­dicherà il premio della critica discografi­ca del 1974), Roberto sviluppa una non comune sensibilità per argomenti più in­timisti. Ma se l’amore ha sempre un ruo­lo predominante, non manca di espor­si anche sul piano sociale: alla falsità di molti esponenti politici dedica Canzonenoznac, prototipo di una filosofia del dop­pio che già aveva esplorato in Parabola e che riprenderà in Millenovantanove. 

Dopo i primi album con Renato Pareti, stringe una lunghissima partnership col produt­tore Michelangelo Romano, che gli met­te a disposizione musicisti di prim’ordine. Preceduto dal magnifico ELISIR, l’affermazione arriva con l’album del 1977 SAMARCANDA e soprattutto l’omonima canzone, con la caratteristica intro al violino di Angelo Branduardi.

Il decennio si chiude con altri pezzi di rilievo, tra cui Stranamore, Ninni e la coppia Lettera da Marsala e Signor giudi­ce, ispirate dall’arresto con l’accusa (falsa) di avere offerto uno spinello a un minorenne. Nei decenni che seguono, Vecchioni consolida il suo stile e il suo seguito, pubblicando regolarmente negli anni Ottanta e Novanta e raccogliendo altri successi tra cui Voglio una donna, che vince il Festivalbar 1992, e Sogna ragazzo sogna

Rallenta un po’ negli anni a seguire, comunque ricchi di soddisfazioni, a cominciare dalla vittoria al Festival di Sanremo 2011 con Chiamami ancora amore. Dopo L’INFINITO del 2018, si concentra maggiormente sulla scrittura (poesie, racconti e romanzi, il più recente dei quali è Tra il silenzio e il tuono), apparendo sempre più spesso in televi­sione al fianco di Massimo Gramellini. Cantautore colto e impegnato, Vecchioni ha dato comunque il meglio, probabilmente, interpretando senza censu­re la sfera privata: ha amato profonda­mente le due mogli, ma ha anche messo nero su bianco il tradimento della pri­ma in Due giornate fiorentine e la carnalità della seconda in Il tuo culo ed il tuo cuo­re. Per non parlare degli spaccati di profonda poesia che traspirano dalle tante dediche familiari: da Figlia del 1976 al­le canzoni per la mamma (Ninna nanna), il papà (L’uomo che si gioca il cielo a dadi e Per un vecchio bambino) e il fratello (Canzone per Sergio), a conferma di un grande talento per l’esplorazione dei sentimenti più profondi.


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